"Un lampo a ciel sereno "

"Vincere la malattia per poi risorgere"
L’esperienza di Cinzia Leone rappresenta forse il simbolo della volontà di ricominciare


· Cinzia, la tua è stata un esperienza terribile e drammatica. E’ successo tutto da un giorno all’altro…

«E’ successo tutto dieci anni fa, alla fine del 1991. Avevo un forte mal di testa, e volevo restare a casa nonostante dovessi presenziare la “prima” del film nel quale avevo recitato, “Donne con le Gonne”. All’ultimo momento, convinta da mia madre, decisi di uscire lo stesso e di andare all’anteprima. Paradossalmente quest’episodio mi ha salvato la vita; se fossi rimasta a casa non so cosa sarebbe successo»


· Ti ricordi cosa è successo dopo?


«I ricordi arrivano fino ad un certo punto. Mi sono sentita male proprio durante la programmazione del film. Sono stata subito ricoverata in ospedale, dove attraverso una T.A.C. mi è stato diagnosticato un aneurisma congenito della arteria basilare, una malformazione che non sapevo di avere. La situazione è apparsa subito gravissima, e l’intervento a cui dovevo essere sottoposta presentava un altissimo tasso di mortalità, vicino all’80%. Essendo un personaggio pubblico, ed essendo bassa la percentuale di un esito positivo dell’operazione, nessuno era disposto ad operarmi in Italia, così mi trasferirono in America, a Phoenix dove finalmente fui sottoposta ad un difficilissimo intervento in circolazione extracorporea»


· Allo scampato pericolo è subentrato subito il lungo periodo della convalescenza. Quali sono stati i momenti più brutti?


«Per fortuna, nel mio caso, la lesione dell’arteria basilare non ha causato dei danni permanenti. Nonostante questo, nel periodo della convalescenza, ci sono stati dei momenti molto difficili, dai quali mi sono ripresa solo grazie alla volontà e al grande amore che ho nei confronti della vita. Il solo fatto di essere viva, di avere ancora questo grande dono, ha fatto il resto. Oggi la mia vita è tornata come prima; penso a quanto è accaduto come ad un fatto molto lontano, anche se tutt’ora continuo a lavorare sul perfezionamento della mia deambulazione»


· La convalescenza, la riabilitazione, il ritorno al tuo ruolo di personaggio pubblico. C’è mai stato un momento in cui hai pensato «ora mollo tutto?»


«E’ inevitabile, ci sono dei momenti nei quali ti viene da pensare “chissene frega, ora mi lascio andare”. Dover lottare ogni giorno con i postumi del trauma, riprendere il mio ruolo di personaggio pubblico, porsi di fronte a delle situazioni di responsabilità, durante le quali tutto pesa sopra le tue spalle, è molto faticoso. Ma sono stati solo dei momenti. Attraverso il carattere e la forza di volontà sono riuscita a superare anche questo»


· Dove hai trovato la forza necessaria per continuare a lottare?


«Come ho detto prima nel grande amore che nutro nei confronti della vita, nella passione che ho nell’affrontare i problemi di ogni giorno e nella solidarietà della gente comune. Oggi credo che gran parte del merito della mia guarigione sia dovuto all’affetto e all’aiuto che ho avuto tutti i giorni da parte della gente. Una sorta di flusso positivo che mi ha aiutato a non mollare mai»


· Una volta tornata al lavoro hai trovato più solidarietà o più indifferenza nell’ambiente lavorativo?



«Anche se quando sono tornata dall’America ero già in grado di camminare con le mie gambe, la situazione all’inizio non è stata facile. Avevo la parte sinistra del corpo paralizzata, ed è ovvio che una volta tornata sulla scena trovassi delle difficoltà nel reinserirmi nel mio ambiente lavorativo. Ma non parlerei di indifferenza o di ostilità. Effettivamente in quel periodo non ero al meglio, e in un certo senso ero io la prima a sapere di non essere in grado di svolgere certi lavori. In quel periodo poi non badavo più di tanto a quello che mi girava intorno; il mio unico obiettivo era quello di guarire, e li per li è stato un bene. Solo dopo, con il passare degli anni, ho realizzato che il trauma da me riportato, oltre che nel fisico, mi aveva colpito anche al livello psicologico»


· A cosa ti riferisci?



«Al grande dolore che si prova nel modificare gioco- forza il rapporto con gli altri e con la propria femminilità. Presa com’ero dal desiderio di guarire “fuori” non mi sono accorta che mi ero proiettata in una sorta di isolamento mentale, che mi portava a trascurare la stretta connessione che normalmente intercorre tra l’ esteriorità e l’interiorità. Solo in un secondo momento, con il passare degli anni, mi sono resa conto che la malattia mi aveva ferito non solo nel fisico, ma anche nell’animo»


· Per molte donne che ogni giorno si trovano a dover lottare conto lo spettro di terribili malattie tu rappresenti un esempio importante: che consiglio ti senti di dare?



«Bisogna superare la paura, o meglio conoscerla per poi dominarla ed andare oltre. E’ necessario cercare di superare l’angoscia e il terrore che ti prende quando credi di avere di fronte un problema più grande di te. E’ fondamentale essere convinti di potercela fare, riuscire a superare il terrore di poter essere travolte di nuovo da un altro dramma. Solo così si può riuscire ad andare avanti»

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